Sottostimata la diffusione delle malattie mentali

La diffusione delle malattie psichiche è sottostimata? Lo suggerisce un recente studio comparso su Jama Psychiatry. Condotto negli Stati Uniti, l’indagine si è svolta attraverso controlli e interviste effettuati a più riprese nel corso di ben 24 anni. Molti partecipanti, che in passato avevano sofferto di diversi tipi di patologie, in un’intervista in cui si chiedeva la storia dei disturbi pregressi, tendeva a riportare le malattie somatiche ma non quelle psichiche. Secondo il presidente della Società italiana di psichiatria (Sip) Claudio Mencacci, questa rimozione è dovuta al fatto che «mentre la patologia somatica ha diritto di cittadinanza, la patologia psichica continua a risentire di uno stigma particolare, può connotare negativamente la persona e presentarla come vulnerabile, instabile, inaffidabile o addirittura pericolosa». Mencacci ritiene che questa percezione stia lentamente migliorando, «con la definizione delle basi biologiche e la comprensione del fatto che molte di queste patologie hanno una base bio-psico-sociale molto radicata, con il riconoscimento che si tratta di disturbi che rientrano nell’alveo della medicina e non devono essere differenziati come se si trattasse di qualcos’altro». Ma si tratta di processi lunghi e finché questa consapevolezza non diventerà generale, ci saranno conseguenze gravi in termini di mancato accesso alle terapie disponibili. «L’avvicinamento alle cure rimane ancora il problema centrale della psichiatria. – dice il presidente della Sip – Molte persone non fanno neppure il primo passo, di rivolgersi a un medico, e ancor meno richiedono le cure di uno specialista. Sappiamo che non più del 30, 40% delle persone che soffrono di questi disturbi ottengono cure appropriate. Eppure l’ansia, soprattutto se di forte intensità, è una condizione che non solo peggiora enormemente la qualità di vita della persona e di chi gli sta accanto ma può esporre a maggior rischio di disturbi cerebro e cardiovascolari. Ci sono dati recentissimi a dimostrarlo, ma purtroppo non abbastanza diffusi».