​Un cervello allenato può compensare i primi sintomi dell’Alzheimer

Il cervello umano è in grado di compensare alcuni dei primi cambiamenti indotti dalla deposizione di beta-amiloide caratteristica della malattia di Alzheimer: lo hanno scoperto i ricercatori della University of California, che hanno pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience i risultati ottenuti, secondo i quali alcune persone aumentano l''attività cerebrale per mantenere la loro capacità di pensare.
Lo studio ha coinvolto 71 adulti senza segni di declino mentale; le scansioni cerebrali hanno mostrato però che 16 dei soggetti più anziani presentavano depositi di amiloide. Sottoposti a esercizi di memorizzzazione, tutti hanno svolto bene il compito, ma gli scanner usati per monitorare l''attività cerebrale hanno mostrato che i soggetti con depositi di amiloide necessitavano di una maggiore attività cerebrale nel ricordare. Secondo gli scienziati questo suggerisce che i loro cervelli hanno una capacità di adattarsi per compensare eventuali danni precoci causati dalla proteina.
Così come la scoperta del legame tra legame tra la progressiva perdita delle capacità cognitive e patologie come malattie cardiovascolari e diabete, lo studio aggiunge speranze sulle possibilità di prevenire, almeno in parte l’insorgenza della malattia. E proprio il tema della prevenzione sarà al centro della Giornata mondiale dell’Alzheimer, che si celebrerà domani, 21 settembre. Marco Trabucchi, ordinario di Neuropsicofarmacologia nell''Università di Roma “Tor Vergata”, conferma che «chi ha una riserva cognitiva forte è più predisposto a difendersi dagli eventi negativi come la comparsa di beta-amiloide, della proteina tau o di neurodegenerazione. Insomma, se partiamo da un livello più elevato di funzione, poi il danno si esplica in maniera meno forte». Mantenere il cervello in allenamento produce dunque risultati sorprendenti, ma anche allenare il corpo è molto utile, perché l’esercizio fisico stimola l’attività neuronale: «chi si è mantenuto in forma, ha avuto una scolarizzazione più elevata e ha curato malattie come diabete e ipertensione – conclude Trabucchi – è in grado di difendersi meglio dai sintomi dell’Alzheimer, almeno nelle fasi iniziali della malattia».