Progressi sulla conoscenza delle Demenze

Per comprendere meglio la malattia di Alzheimer (AD) e facilitarne la prevenzione, due metanalisi pubblicate su Jama hanno valutato la prevalenza di amiloide tra adulti di diverse età con e senza demenza, nonché l'associazione con il deterioramento cognitivo. La prima, coordinata da Pieter Visser dell'Università di Maastricht in Olanda, ha stimato la prevalenza di amiloide misurata con la tomografia a emissione di positroni (Pet) o nel liquido cerebrospinale in 2.914 soggetti con funzioni cognitive normali, 697 con deterioramento cognitivo soggettivo (SCI) e 3.972 con decadimento cognitivo lieve (MCI). A conti fatti i ricercatori hanno scoperto che dall'età di 50 fino ai 90 anni la prevalenza di amiloide era aumentata dal 10 al 44% tra i partecipanti con normale stato cognitivo; dal 12 al 43% to tra i pazienti con deterioramento cognitivo soggettivo e dal 27 al 71% tra i pazienti con decadimento cognitivo lieve. «Con stime di prevalenza di due o tre volte superiori tra i portatori di APOE4, un gene associato all'aumento del rischio di malattia di Alzheimer» puntualizzano gli autori. «Se confermati, questi tassi di prevalenza potrebbero essere un approccio economico e non invasivo per stratificare le persone a rischio di positività per amiloide» concludono i ricercatori. Nella seconda metanalisi Rik Ossenkoppele del VU University Medical Center di Amsterdam, Paesi Bassi, ha stimato assieme ai colleghi la prevalenza di amiloide riscontrata alla Pet in 1.359 pazienti con diagnosi di Alzheimer e 538 con demenza non Alzheimer rispetto a due gruppi di controllo: uno di 1.849 persone con assenza di amiloide alle scansioni Pet e l'altro di 1.369 soggetti con diagnosi di malattia di Alzheimer posta sul reperto autoptico. «In sintesi, dai nostri dati emerge che la prevalenza di amiloide alla PET diminuisce con l'età nei soggetti con malattia di Alzheimer e aumenta nelle demenze non-Alzheimer» concludono gli autori. E in un editoriale Roger Rosenberg del University of Texas Southwestern Medical Center a Dallas e direttore di Jama Neurology sottolinea il valore clinico delle due metanalisi. «Presi assieme, questi dati mostrano l'enorme potenziale clinico dell'imaging per diagnosticare correttamente la demenza in fase precoce e, in particolare, per individuare l'Alzheimer e i non portatori del genotipo APOE4 tra i soggetti di età superiore a 70 anni» afferma l'editorialista.

JAMA 2015. doi:10.1001/jama.2015.4668
JAMA 2015. doi:10.1001/jama.2015.4669
JAMA 2015. doi:10.1001/jama.2015.5361