​Malattia di Parkinson: costi diretti ed indiretti troppo elevati

Il Parkinson colpisce in Italia 250mila persone, ma il numero è destinato a raddoppiare nei prossimi 15 anni. Non esiste una cura definitiva e i costi diretti e indiretti sono importanti. Se ne è discusso al convegno "La gestione della malattia di Parkinson in Italia", organizzato al Senato per la Giornata nazionale del 28 novembre. «Il costo annuale per ogni paziente varia fra 3.500 e 4.800 euro per l'Ssn, fra 1.500 e 2.700 euro per i malati e fra 10.000 e 17.000 euro per la società. Riportando questi dati al numero di pazienti in Italia, è stato calcolato che il carico totale per il Ssn, sia compreso fra 1.1 e 1.3 miliardi di euro e quello per la società fra 2.2 e 2.9 miliardi di euro» ha spiegato il professor Americo Cicchetti, Direttore dell'Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Altems).

Al convegno è inoltre emerso che sono tre i fattori critici: non si parla abbastanza di Parkinson, non esiste ancora una cura definitiva, e la maggior parte delle regioni non ha sviluppato uno specifico percorso diagnostico-terapeutico assistenziale (Pdta). «Nelle prime fasi, si riesce a intervenire con farmaci che potenziano la produzione di dopamina e riescono a migliorare la sintomatologia motoria - spiega Giovanni Abbruzzese, dell'Università degli Studi di Genova. Quando le manifestazioni diventano più serie, si fa ricorso a terapie complesse, rimedi per lo più sintomatici. Una speranza arriva dalla ricerca, che sta iniziando a individuare biomarcatori in grado di rilevare la patologia prima degli esordi sintomatici, e sta identificando anche nuove cure». Per quanto riguarda la presa in carico, sono pochissimi i centri di cura specializzati, e solo alcune regioni hanno un apposito Percorso Diagnostico-Terapeutico Assistenziale (Pdta). «Sebbene le risorse messe in campo dal Ssn siano considerevoli, esiste ancora un margine di manovra - rileva Cicchetti- che potrebbe passare anzitutto per la chiara definizione di Pdta». Il Parkinson, seconda malattia degenerativa per prevalenza, dopo l'Alzheimer, colpisce in Italia circa 250.000 persone, numero destinato a raddoppiare nei prossimi 15 anni dal momento che ogni anno si registrano circa 6.000 nuovi casi, con un'incidenza da 1,5 a 2 volte maggiore negli uomini rispetto alle donne.

Nonostante il Parkinson venga spesso etichettato erroneamente come malattia della terza età, una persona su cinque ha meno di 50 anni al momento della comparsa dei sintomi iniziali. Il campanello d'allarme della malattia sono la fatica nel camminare, i disordini del movimento e la perdita dell'equilibrio, a volte i tremori. Tutto ciò dà luogo a pesanti ripercussioni sulla qualità di vita di migliaia di famiglie, soprattutto perché non esiste ancora una cura definitiva della malattia, né sono state individuate soddisfacenti strategie preventive. Per il Parkinson, infatti, esistono solo cure sintomatiche, in quanto i farmaci ad oggi disponibili agiscono unicamente sui primi segnali della malattia e sui disturbi che essi comportano. A fronte di questa situazione si rileva anche una certa impreparazione del sistema sanitario nella presa in carico dei pazienti affetti dal morbo: sono infatti pochissimi - come più volte ribadito dai relatori - in Italia i centri di cura specializzati, e solo alcune Regioni hanno definito un apposito Percorso Diagnostico-Terapeutico Assistenziale (Pdta).