​L’uso frequente (e scorretto) di benzodiazepine nei malati di Alzheimer.

Nelle persone con malattia di Alzheimer (Ad) la terapia con benzodiazepine e farmaci correlati inizia spesso già prima della diagnosi, diventando ancora più frequente dopo la conferma diagnostica. Questo, in sintesi, è quanto emerge da Medalz, Medication Use and Alzheimer's Disease Study, un trial coordinato dai ricercatori dell'Università della Finlandia orientale. «L'uso di ansiolitici e induttori del sonno è tre volte più frequente nei sei mesi successivi alla diagnosi di malattia di Alzheimer rispetto a chi non ne è affetto» esordisce Laura Saarelainen, Kuopio Research Centre of Geriatric Care, University of Eastern Finland, prima autrice dello studio. Medalz, svolto a livello nazionale, si basa sui dati finlandesi relativi al consumo di farmaci incrociati con quelli provenienti dai registri di assistenza sanitaria comprendenti le persone con diagnosi di malattia di Alzheimer posta in Finlandia tra il 2005 e il 2011. Al trial, pubblicato sul Journal of Alzheimer, hanno preso parte 51.981 soggetti con diagnosi di Ad accertata, nei quali l'uso di farmaci è stato monitorato per un periodo di cinque anni con un follow-up che ha avuto inizio già due anni prima del riscontro diagnostico.

«I risultati ottenuti sono stati confrontati un gruppo di controllo formato da persone di età e sesso paragonabili ma senza diagnosi di AD» spiegano gli autori, ricordando che secondo quanto suggeriscono le attuali linee guida finlandesi le benzodiazepine possono essere usate solo a breve termine per trattare i disturbi del comportamento associati all'Ad. «Ciononostante, i dati sui benefici della terapia con questi farmaci restano insufficienti, a fronte di un aumentato rischio di cadute e deterioramento cognitivo» sottolinea la geriatra, rilevando che dati precedenti indicano in Finlandia un uso delle benzodiazepine per periodi di tempo superiori a quelli osservati in altri paesi. «Questi risultati, uniti a quelli sulla somministrazione anticipata rispetto alla diagnosi definitiva, destano preoccupazione a causa dei noti effetti di questi farmaci sul sistema nervoso centrale» concludono gli autori.

Journal of Alzheimer's Disease, 17 October 2015