La genomica contro lo stress

Per gestire lo stress ecco che ci viene incontro la genetica; si prendono in considerazione alcuni polimorfismi genetici che possono da un lato inquadrare il soggetto come un individuo più o meno esposto al rischio di distress, dall’altro evidenziarne i “punti deboli” genetici, che possono esporre l’organismo, sui piano psico-fisico, alle conseguenze negative dello stress, così da poter migliorare, attraverso mirati approcci a misura del proprio DNA, la personale resistenza verso gli stressors.

Noi moderni non abbiamo inventato nessun nuovo peccato capitale oltre ai sette dei tempi antichi, se non la fretta (fast food, fast track, fast forward). Tutto questo è spesso causa di stress.Non sempre è possibile evitare le situazioni stressogene; speso è necessario trovare una sorta di convivenza forzata, per questo spesso si sente parlare di “gestione” dello stress, piuttosto che di sua radicale eliminazione. 

Protocollo: effettuazione del test genomico; interpretazione, refertazione e spiegazione del risultato del test da parte del medico; elabopraizone del piano d’azione; follow up periodico.

Ma in che cosa consiste lo stress? Lo stress è indirettamente sinonimo di “cambiamento”. E’ una reazione tipica di adattamento dell’organismo ad una qualche modificazione rispetto alla omeostasi, alla stabilità in cui il corpo si veniva a trovare antecedentemente. 
Ecco il nostro ciclo vitale: rilassamento, stato di allarme, tensione, reazione alla situazione di allarme, ricerca di un nuovo equilibrio. L’aspetto negativo legato allo stress è dato dal soffermarsi “troppo” sua una di queste cinque fasi. 
Il nostro organismo reagisce allo stress aumentando la secrezione di alcuni ormoni e fattori bio-umorali e provvedendo a inibirne il rilascio di altri. Neurotrasmettitori come la serotonina, la noradrenalina e la dopamina incominciano a malfunzionare, favorendo una sorta di stato tensivo cerebrale. 
Ne conseguono sintomi quali: riduzione delle performance mnesiche, calo dei riflessi e dell’attenzione, minor capacità di adattamento nei confronti degli stimoli e delle situazioni esterne, riduzione dell’efficienza delle proprie prestazioni sia in ambito lavorativo, sia in un contesto famigliare, calo della libido (sia nel sesso maschile che in quello femminile), depressione.