Identificato fattore prognostico per l’Alzheimer

Un nuovo marcatore che potrebbe aiutare nella diagnosi e nella prognosi della malattia di Alzheimer è stato identificato da un gruppo di medici e ricercatori italiani dell’istituto di Neurologia Sperimentale, Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, del Gruppo Ospedaliero San Donato. La ricerca è stata pubblicata sulle pagine della rivista Annals of neurology e ha coinvolto 106 pazienti con malattia di Alzheimer in stadio avanzato, 51 con i primi sintomi (Mild cognitive impairment) e 29 controlli sani dal punto di vista neurologico. È stato esaminato il liquido cerebrospinale dei partecipanti allo studio, riscontrando nei pazienti livelli alti di microvescicole che derivano dalle cellule microgliali. L’aumento di questo nuovo marcatore infiammatorio era presente sia nei pazienti con malattia di Alzheimer avanzata sia in quelli con i primi sintomi, che sviluppavano la malattia nei tre anni seguenti. La malattia di Alzheimer colpisce globalmente 35 milioni di persone, 700.000 in Italia, e viene stimato che nel 2050 diventeranno più di 100 milioni le persone con questa patologia. La sede di inizio è l’ippocampo e non è chiara la diffusione da qui ad altre aree, ma i ricercatori del San Raffaele hanno scoperto che potrebbe essere attraverso le fibre nervose che connettono le regioni cerebrali. Nello studio effettuato dai ricercatori italiani, un sottogruppo di pazienti è stato sottoposto anche a risonanza magnetica con tensore di diffusione (3 Tesla), per valutare il danno microstrutturale dei fasci di sostanza bianca cerebrale. Federica Agosta, dell’Unità di neuroimaging quantitativo, prima autrice dello studio, spiega che mediante questa tecnica «è stato possibile evidenziare come la presenza delle microvescicole sia correlata al danno delle connessioni cerebrali strutturali. Questo dato potrebbe quindi sostenere il ruolo attivo della microglia nel processo di diffusione delle alterazioni patologiche della malattia di Alzheimer che, come suggerito da recenti studi sperimentali, sembrerebbe avvenire proprio tramite una propagazione lungo i fasci di sostanza bianca». Roberto Furlan, responsabile dell’unità di Neuroimmunologia clinica, sottolinea in proposito: «Questo fenomeno è risultato particolarmente evidente nei pazienti nelle fasi precoci di malattia. Le microvescicole del liquido cerebrospinale e le tecniche di imaging avanzato potrebbero perciò contribuire alla diagnosi precoce e alla definizione di fattori predittivi nelle persone affette da malattia di Alzheimer».
Ann Neurol. 2014 Aug 1. doi: 10.1002/ana.24235