Ferritina cerebrale fattore predittivo per l’Alzheimer

La presenza di elevati valori di ferritina si associa a ridotte prestazioni cognitive e può identificare i pazienti affetti da deterioramento cognitivo lieve che svilupperanno la malattia di Alzheimer. Questo è quanto conclude uno studio pubblicato su Nature Communications, primo autore Scott Ayton dell'Oxidation Biology Unit all'Università di Melbourne in Australia. «Un aumento dei livelli di ferro a livello cerebrale corticale è già stato osservato mei pazienti con malattia di Alzheimer, ma un legame tra concentrazioni ferriche nel parenchima encefalico ed esiti clinici di Alzheimer non era ancora stato stabilito» spiega il ricercatore, che assieme ai colleghi ha esaminato nell'arco di sette anni l'associazione tra livelli di ferritina, rilevata nel liquido cerebrospinale di 302 persone che facevano parte dell'Alzheimer's Disease Neuroimaging Initiative (ADNI), uno studio prospettico di coorte. «La ferritina è la proteina del corpo adibita all'accumulo di ferro, tanto che la sua concentrazione dipende livelli di ferro cellulari» riprendono gli autori, che hanno ipotizzato che il dosaggio dei valori di ferritina nel liquido cerebrospinale, riflettendo probabilmente i livelli di ferro nel cervello, potrebbe avere utilità clinica. E a conti fatti l'ipotesi è corretta: i ricercatori hanno scoperto un'associazione negativa tra livelli di ferritina e performance cognitiva non solo nelle persone cognitivamente normali, ma anche nei soggetti con decadimento cognitivo lieve e nei pazienti con malattia di Alzheimer. Ayton e colleghi, inoltre, sono stati in grado di prevedere il passaggio da decadimento cognitivo lieve a malattia di Alzheimer in base a livelli di ferritina. «Quest'ultima è risultata essere strettamente legata ai livelli di apolipoproteina E, un biomarcatore della malattia di Alzheimer» aggiunge l'autore, precisando che la ferritina era alta anche nei portatori della variante genica a rischio di Alzheimer, l'APOE4. «Il collegamento tra APOE4 e livelli di ferro cerebrale potrebbero indicare i possibili meccanismi attraverso cui la mutazione conferisce a chi ne è portatore il rischio di sviluppare malattia di Alzheimer» conclude Ayton.

Nature Comm 2015. DOI: 10.1038/ncomms7760