Dieci patologie su cui è efficace la marijuana

Nome botanico Cannabis sativa, meglio nota come marijuana, è una sostanza psicoattiva usata anche per fini medici. Lo sa bene Suzanne Sisley, psichiatra di Phoenix in Arizona che lavora con i veterani colpiti da Ptsd, il disturbo da stress post-traumatico, cercando di curare la loro ansia, l'insonnia, la depressione e i flashback. «Pochi farmaci funzionano, e anche questi spesso sono inadeguati» esordisce il medico, spiegando che sempre più pazienti le riferiscono di sentirsi bene con la marijuana. Ma i racconti non bastano: con la marijuana per uso medico legale in quasi la metà degli Stati Uniti, sempre più medici si chiedono che impatto questo farmaco abbia sulle persone, chiedendo informazioni sul dosaggio e sul suo impatto a lungo termine. 
Oltre la Ptsd, l'Aids/Hiv: da un piccolo studio su 10 fumatori di marijuana Hiv positivi emerge un miglioramento del sonno e dell'umore, e il dato va approfondito. La seconda è l'Alzheimer: nei pazienti che fumano cannabis si riduce il dolore neuropatico e rallenta l'accumulo cerebrale dei depositi proteici tipici della malattia. Seguono artrosi e asma, dove la cannabis sembra, rispettivamente, ridurre i dolori e gli attacchi asmatici indotti dall'esercizio fisico. Anche nel cancro l'uso medico della cannabis va approfondito: fumarla sembra non solo migliorare l'efficacia della radioterapia, ma anche prevenire la nausea da chemioterapia. Altre aree di ricerca sono il dolore cronico, il morbo di Crohn, l'epilessia, il glaucoma e la sclerosi multipla, dove la marijuana aiuta a prevenire gli spasmi muscolari, il dolore, i tremori e la rigidità, secondo i dati di piccoli studi osservazionali. «Unico inconveniente, rilevato finora su una casistica di soli 20 pazienti, è che può compromettere la memoria» conclude Sisley.
CNN 
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