​Demenza avanzata e appropriatezza terapeutica

La maggior parte di chi risiede in una casa di cura ed è affetto da demenza avanzata riceve farmaci che non solo hanno benefici discutibili, ma aumentano anche la spesa sanitaria. Ne è convinta Jennifer Tjia, ricercatrice dell’università del Massachusetts a Worcester e coautrice di uno studio pubblicato su Jama internal medicine. «La demenza avanzata è una malattia terminale caratterizzato da un grave deficit cognitivo, dall’incapacità di deambulare autonomamente e da un eloquio minimo in cui il paziente non articola discorsi con più di 5 parole» spiega l’autrice, spiegando che, nonostante siano spesso affetti anche da disturbi della deglutizione, la maggior parte di questi malati riceve una media giornaliera che va da 5 a 15 farmaci, anche se in questi casi l’obiettivo principale degli operatori sanitari dovrebbe essere quello di migliorare la qualità di vita dei ricoverati. A tale proposito, un gruppo di esperti geriatri, internisti e palliativisti ha stilato un elenco di farmaci con beneficio discutibile nella demenza avanzata, tra cui le statine e la chemioterapia. «Ciononostante, studi recenti dimostrano che tali composti vengono somministrati ad almeno un terzo dei pazienti sottoposti a cure palliative» riprende la ricercatrice, che con i colleghi ha cercato di caratterizzare l'uso e i costi dei farmaci di dubbia utilità nei residenti in casa di cura con demenza avanzata usando un archivio che comprende i dati di 460 strutture in tutti gli Stati Uniti tra il 1 ottobre 2009 e il 30 settembre 2010. «Dei 5.406 residenti in casa di cura con demenza avanzata, al 53,9% è stato somministrato almeno un farmaco con beneficio discutibile, con una spesa media pari al 35,2% del totale calcolata su 90 giorni di trattamento» conclude Tjia. E Greg Sachs, dell’Indiana university school of medicine, aggiunge in un editoriale: «È necessario replicare ed estendere i risultati di questo studio anche ad altre popolazioni di pazienti anziani con gravi malattie, ricavando elenchi di farmaci di scarsa utilità che possano contribuire a migliorare l’appropriatezza prescrittiva».
JAMA Intern Med. doi:10.1001/jamainternmed.2014.4103. Published online September 8, 2014.