​Basso rischio di deficit cognitivo da procedure cardiache invasive negli anziani

La comparsa di un declino cognitivo immediato o a lungo termine negli adulti anziani sottoposti a procedure cardiovascolari invasive potrebbe non essere diretta conseguenza dell'intervento, secondo uno studio pubblicato su Annals internal medicine da Howard Fink e colleghi del Geriatric research education & clinical center, Veterans affairs health care system di Minneapolis, in Minnesota. «Circa 200.000 bypass coronarici, 50.000 rivascolarizzazioni carotidee e altrettante sostituzioni o plastiche valvolari, nonché 10.000 ablazioni transcatetere per fibrillazione atriale vengono eseguiti ogni anno negli adulti statunitensi ultrasessantacinquenni» elencano gli autori, sottolineando che negli Stati Uniti gli anziani hanno un alto tasso di decadimento cognitivo e demenza, con una incidenza combinata di circa 77 casi per 1.000 persone-anno dopo i 72 anni. Nonostante questi numeri, restano ancora molti dubbi sul rapporto tra procedure cardiache invasive e conseguenti esiti cognitivi negli anziani, specie a causa della ridotta casistica, della mancanza di un gruppo di controllo e della durata troppo breve degli studi svolti. Per fare chiarezza i ricercatori statunitensi hanno consultato i database biomedici in cerca di studi randomizzati e controllati (Rct) e prospettici di coorte sull'associazione tra esiti cognitivi intermedi e a lungo termine e rivascolarizzazione carotidea o coronarica, sostituzione o plastica valvolare cardiaca e ablazione transcatetere per fibrillazione atriale negli in adulti di 65 anni o più. «A tale scopo abbiamo selezionato 17 Rct e quattro studi di coorte che, nonostante fossero a nostro giudizio i migliori disponibili, avevano in molti casi una forza dell'evidenza scientifica scarsa o insufficiente» puntualizza Fink, sottolineando che dalla metanalisi non emergono comunque differenze in termini di deterioramento cognitivo a breve o lungo termine tra i pazienti sottoposti a procedure cardiache invasive e chi aveva invece ricevuto cure mediche. «Anche se il rischio di un deficit cognitivo negli adulti anziani connesso in modo diretto alle procedure oggetto di studio appare basso, l'argomento andrebbe discusso tra medici e pazienti in fase di consenso informato» concludono gli autori.
Ann Intern Med. 2015;163(2):107-117. doi:10.7326/M14-2793